Che c’entra il presepe, a settembre? Può essere che, in un sito dedicato ad approfondire l’oggi, appaia un’immagine del tutto anacronistica? Pensiamo di sì, se si resta fedeli al titolo della rubrica. E allora scateniamoci su questo titolo…
«Non può essere!» è ciò che avrebbe detto un qualsiasi fidanzato alla propria fidanzata, dopo un racconto come quello che fa Maria a Giuseppe, per riferirgli le parole dell’angelo dell’Annunciazione. E di sicuro un altro fidanzato si sarebbe alterato non poco, anche alzando la voce.
Ma non può essere che il promesso sposo di Maria abbia reagito diversamente? Giuseppe potrebbe non aver avuto il minimo dubbio e aver sussurrato a Maria: «Certo che può essere!».
Giuseppe, infatti, per la sua fede grande, non può che avere un’altissima considerazione di Dio e degli angeli e, per il suo amore grande, non può che avere un’altissima considerazione di Maria, per cui può essere benissimo che non faccia fatica a credere alle parole di Gabriele: «Nulla è impossibile a Dio».
Allora come si spiega che, in tante opere d’arte, Giuseppe sembri spesso pensieroso, con il mento poggiato sulla mano? Il motivo è la paura dell’opinione pubblica: in altre parole, la versione dei fatti fornita da Maria – da lui approvata senza riserve – non sarà mai credibile dai diffidenti. Che, una volta saputo di lei incinta di un altro, ci metterebbero poco a invocare giustizia, suggerendo a Giuseppe la via d’uscita offerta dalla legge: ripudiare la promessa sposa.
Ma non può essere questa, la soluzione: sarebbe un modo, per lui, di salvare la faccia; per lei, di perderla. A lui non importa della propria faccia: è lei che non vuole perdere. Stima a tal punto Maria, da ponderare una seconda possibilità, pur di attirare gli strali su di sé: quella d’essere lui ad allontanarsi, abbandonando lei. Ma questo togliere il disturbo implicherebbe lasciare soli Maria e il bambino… e, di nuovo, non può essere.
Infine Giuseppe – dopo che, in sogno, un angelo gli conferma il racconto della fidanzata e gli fa coraggio –, ormai sicuro del sostegno di Dio, decide di unirsi in matrimonio con Maria, impegnandosi a fare da padre al bimbo che nascerà. È, tutto sommato, la cosa più giusta e non a caso Matteo parla di Giuseppe come di un giusto. Anche se, in realtà, lui è più giusto della giustizia stessa, avendo guardato più in alto di questa e avendo cercato il bene più grande per tutti.
Fa bene, dunque, quest’opera di Arezzo, a raffigurarlo come un gigante. Pur essendo un uomo di poche parole (i Vangeli non ne registrano una) e un uomo di tanti sogni (i Vangeli ne registrano quattro, uno dopo l’Annunciazione e tre dopo la nascita di Gesù), Giuseppe – nella Santa Famiglia – non può essere meno santo degli altri.










