“Puoi sederti lì”, le disse la sconosciuta indicandole un divano. “Ragazze, vi lascio la nuova, fate gli onori di casa”.
La nuova era tesa, timidamente alzò il capo verso tre donne comodamente abbandonate su un sofà di velluto verde menta. “Piacere io sono Ammazzata di botte. Invece io, proseguì quella a fianco, sono Sfregiata con l’acido e finita con 23 coltellate. La nuova sbarrò gli occhi, impreparata a quelle parole tanto crude. “Buongiorno, io sono Ancora scomparsa”, disse la terza, “troveranno il mio corpo in un sacco dell’immondizia, forse, un giorno”, concluse sorridendo.
“Tu come ti chiami?”
“Laura”, rispose la nuova fissando il pavimento. Le tre scossero la testa. “Intendevamo dire che cosa ti è successo”, chiesero in coro.
La nuova deglutì. “È stato un incidente… Sono scivolata dalle scale…”.
“Balle”, risposte Ammazzata di botte, “non si finisce nel salotto del femminicidio per una caduta dalle scale”.
“Accomodati”, proseguì Ancora scomparsa dopo aver dato un’occhiataccia alla compagna per i modi bruschi. “Ecco, ti verso del tè”.
“Dove sono finita?”, chiese la nuova con voce tremante, indietreggiando.
“Sei nel luogo in cui finiamo noi donne ammazzate, cara, ma non ti preoccupare, ora sei al sicuro”.
La nuova diede una rapida occhiata al salotto, era pieno, pieno di donne di tutte le età e provenienze che bevevano tè, mangiavano dolci e chiacchieravano animatamente. Poi scorse una figura, una vecchia in disparte che fissava il muro con occhi spenti.
“Quella chi è?”
“Lei è la prima arrivata, la fondatrice. Lei è Giustizia”.









