Dopo il debutto a Milano il 24 marzo, prosegue domenica 7 giugno al cineteatro Universal di Cosenza il tour del film documentario Oceani, prodotto da Kinema, realizzato con la regia di Barbara Rosanò e Valentina Pellegrino e la collaborazione dell’Istituto Universitario Pratesi di Soverato, affiliato all’Università Pontificia Salesiana di Roma. Il docufilm racconta la storia di Manuel Sirianni, un ragazzo autistico che, grazie alla comunicazione facilitata, riesce a esprimersi e a raccontare la sua visione del mondo.
Una storia che coinvolge
Oceani è nato quasi per caso.
Dopo le proiezioni in varie zone della Calabria di un mio lavoro sull’ex ospedale psichiatrico di Girifalco (Catanzaro), sentivo spesso nominare Manuel Sirianni e il suo libro Il bambino irraggiungibile (ed. Bompiani). È la storia di un bambino autistico non verbale. Ma io di autismo sapevo ben poco e sentivo l’argomento molto distante.
Tuttavia quella storia continuava a ripresentarsi, quasi a rincorrermi, tanto da incuriosirmi e spingermi a leggere il libro. La lettura mi ha aperto un mondo, che apparteneva alla mia costellazione e che forse non era neppure così lontano. Manuel ed io inoltre abitavamo nella stessa città, così ho deciso di andare a casa sua e conoscere la famiglia Sirianni.
Ciò che ho trovato in quella casa è stato molto più di una buona storia. Oceania e Franco, diversissimi tra loro, mi hanno aperto le porte non solo di casa, ma anche quelle dei loro racconti. Parlavano dell’autismo di Manuel e del loro secondo figlio Daniel sorridendo, a volte con amarezza, altre con dolcezza. In quella famiglia c’era un capitale umano enorme e la cosa sorprendente era che si estendeva anche al loro entourage educativo: Libera, Maruska, Paolo, Paola, Tonia, Riccarda. Persone meravigliose che si erano imbattute nella vita dei Sirianni contribuendo a cambiarla. Ognuno di loro aveva messo un mattone per costruire il ponte che avrebbe portato Manuel a comunicare con la sua famiglia.
Manuel ha un autismo non verbale e fino ai nove anni i suoi genitori non avevano potuto comunicare realmente con lui. Poi è arrivata la scrittura facilitata. Una tecnica controversa, non scientificamente riconosciuta e considerata da molti uno specchietto per le allodole, ma che per Manuel si è rivelata uno strumento valido e concreto. Attraverso quella pratica, Manuel comunica finalmente col mondo. Parla della rabbia, della frustrazione, della difficoltà e della solitudine.
Oceania e Franco hanno così scoperto che il figlio non solo sapeva leggere fin da piccolo, ma sapeva anche scrivere. Hanno scoperto i suoi gusti, i suoi desideri, il suo mondo interiore. Tutto questo ha portato Manuel a pubblicare il suo primo libro con Bompiani. E ha portato me da loro.
Il progetto e le difficoltà
Nel 2020, durante il Covid e mentre attraversavo un grave lutto personale, ho scritto il progetto del docufilm Oceani, per raccontare quanto fosse vasto il mondo di quel ragazzo. Pensavo che una storia così non avrebbe avuto difficoltà a essere cofinanziata e invece sono stata smentita. Riunioni su riunioni, telefonate, ricerca estenuante di fondi, richieste a enti, aziende e associazioni a cui nessuno o quasi nessuno risponde. Alla fine abbiamo perso un finanziamento, ma non la voglia di fare questo documentario.
Intanto con Emanuele Spagnolo, direttore della fotografia del progetto, vinciamo un premio per un corto e decidiamo di devolvere la cifra a Oceani. Arriva qualche donazione, ma continuano a non rispondere Comuni, istituzioni e molte associazioni di settore, proprio perché contrarie alla metodologia utilizzata da Manuel: la scrittura facilitata. Sono costretta a diventare produttrice del progetto.
Nonostante tutto, riducendo idee, mezzi e troupe, decidiamo di non fermarci. Dalla nostra troviamo qualche valoroso che ci sostiene: Fondazione Carical, Cooperativa Folias, Filcams Calabria, Movie Production e Naos Consulting.
Oceani è una storia condivisa con Valentina Pellegrino, che firma assieme a me la regia. Fondamentale è stato anche il lavoro sulla colonna sonora originale di Chiara Troiano che, in uno dei brani, ripercorre simbolicamente la storia di Manuel, partendo da un urlo che lentamente diventa suono e poi musica. Alla scrittura ha collaborato Nicolò Mazza De Piccoli, mentre la fotografia è stata affidata a Emanuele Spagnolo. Prezioso anche il contributo dell’indispensabile Giorgia Boccuzzi, di Lorenzo Conte al montaggio, Tommaso Floro Candido al suono e Massimo Filippini al mix.
Oceani è stato ultimato ed è oggi pronto per i festival, ma anche la diffusione si sta rivelando complicata. L’autismo pare non essere una tematica “attuale” in questo preciso momento storico. Eppure abbiamo cercato di raccontare questa storia con attenzione, dedizione e rispetto, senza strumentalizzare il dolore e senza inutili pietismi.
L’importanza di far vedere questa storia
Crediamo fortemente che questa storia debba essere vista. E debba essere vista perché parla di un problema forse ancora più attuale dell’autismo stesso: l’incomunicabilità. Un problema che non riguarda soltanto le neurodivergenze ma attraversa la vita di moltissime persone. Manuel, in questo senso, è un esempio autentico di quanto possa essere profondo il bisogno umano di comunicare, di essere ascoltati e riconosciuti oltre ogni limite, etichetta o silenzio. Oggi Manuel è alla sua terza pubblicazione. Attraverso i suoi libri entra nelle scuole, incontra studenti, insegnanti, persone. E questa storia serve anche a sdoganare quell’insulso modo di pensare che ancora vede le persone neurodivergenti come incapaci, incomplete, prive di pensiero o di una reale identità. Manuel dimostra esattamente il contrario. Dimostra che esistono mondi interiori profondi anche quando non riescono a manifestarsi nei modi che la società considera “normali”.
Dobbiamo accettare, ma soprattutto pretendere, una condivisione reale, umana e inclusiva delle differenze, senza paura di ciò che non comprendiamo immediatamente.
E allora, così come questa storia ha rincorso me, per essere filmata e raccontata, oggi siamo noi a doverla rincorrere e portare in giro. Come una staffetta. Con decisione, fermezza e responsabilità. Continuando a crederci anche quando sembra complicato, anche quando trovare ascolto diventa difficile. Perché alcune storie non chiedono soltanto di essere raccontate: chiedono di essere condivise. Manuel è una persona. E il suo mondo, proprio come suggerisce il titolo del documentario, è vasto come un oceano. Lo giuro.
Barbara Rosanò, regista, è nata a Catanzaro nel 1982. Nel 2013 ha fondato a Girifalco l’associazione culturale APS Kinema per raccontare, attraverso il linguaggio cinematografico, storie di dignità, marginalità e resistenza nel Sud Italia. Tra i suoi lavori più significativi, i documentari “Uscirai sano” (con Valentina Pellegrino), “Oceani” (sceneggiatura con Nicolò Mazza de Piccioli) e “Hooyo”, i cortometraggi “Luna Rossa”, “Please”, “Return To” e “Lasciati andare” e il video “Dal Mare” (premio 1 Minuto di Bellezza+).







